C’è chi dice che non ha più senso celebrare le giornate collettivamente riconosciute come simbolo di un fenomeno, ricordo di un accadimento socialmente rilevante. Qualcuno sostiene che ormai non occorre ricordare da chi e cosa è stata liberata l’Italia il 25 Aprile o perché non si lavora e non si va a scuola il 2 Giugno.
E allora che significato ha, nel 2026, riconoscere la giornata Internazionale della Donna?
In fondo, ogni giorno dei 365 in un anno, è dedicato alla giornata mondiale di qualcosa. Quando tutti sono speciali, non lo è più nessuno?
Nel 2026 chi presiede il nostro Consiglio dei Ministri è una donna. Il presidente della Commissione Europea è una donna. In Italia molte donne guidano realtà economiche finanziarie di livello internazionale, sono ai vertici della ricerca e dello sport.
Tuttavia, ciò non comporta che sia aumentata l’attenzione per la condizione della donna nel nostro paese.
Gli interventi legislativi più recenti sono tutti non positivi per le donne. Due esempi: è fermo il congedo parentale paritario; la legge sulla violenza sulle donne segna un arretramento del diritto invece di un passo avanti.
Sembra che la condizione delle donne non sia tenuta in conto da chi governa il paese.
Che, sembra strano, è una donna.